Il “Giovanni Celeste” è tornato. Dopo anni di lavori, attese e promesse, lo storico impianto di via Oreto è nuovamente dentro il sistema del calcio cittadino. Ed è una buona notizia.
Proprio per questo, però, adesso comincia la parte più difficile: capire come verrà utilizzato e quale ruolo avrà nel progetto complessivo degli stadi di Messina.
Perché il Celeste si prepara ad accogliere più società. Il Messina, naturalmente, ma anche Messana Riviera e altre realtà cittadine, che hanno giá fatto richiesta per usufruire degli spazi, almeno secondo le dichiarazioni fatte dall'assessore "plenipotenziario" Massimo Finocchiaro. Scelta perfettamente comprensibile per un impianto pubblico, anche se non è ancora chiaro chi gestirá, materialmente, la struttura sul Viale Gazzi, dal terreno sintetico, che deve essere manutenuto con perizia, ai locali di servizio, al netto di arredi o allestimenti ancora non installati.
La domanda, però, resta: se il Celeste è lo stadio di tutti, quanto potrà essere realmente la casa del Messina?
NON SOLO NOVANTA MINUTI – L’ACR non è soltanto la prima squadra impegnata in Eccellenza. Ci sono Under 19, settore giovanile a pieno regime e calcio femminile. Se il club deve ricostruire un progetto sportivo, la questione non può limitarsi alla disponibilità del campo per la partita della domenica.
Servono spazi per allenarsi, programmare e far crescere l’intera struttura.
E serve soprattutto una casa.
È un concetto che Alfio Torrisi ha ripetuto più volte in queste settimane: avere un luogo stabile nel quale impostare il lavoro quotidiano, costruire abitudini, identità e senso di appartenenza. Non semplicemente trovare, di volta in volta, un campo disponibile.
Il tecnico ha parlato di “quartier generale”, di un posto nel quale la squadra possa finalmente lavorare con continuità. Ed è un dettaglio meno romantico di quanto sembri: nel calcio, soprattutto per una formazione costruita per vincere, anche la stabilità logistica diventa parte del rendimento.
Poi c’è l’altra faccia della questione: costruire un fortino per le partite casalinghe. Sapere dove giochi, allenarti lì, conoscere terreno, spazi e riferimenti significa creare un vantaggio tecnico e mentale. Se il Celeste dovesse diventare la casa temporanea del Messina, avrebbe senso ragionare anche in questa direzione.
LE REGOLE CI SONO, IL PROGETTO VA CHIARITO – Con la nuova disciplina comunale per “Giovanni Celeste” e “Franco Scoglio” sono stati finalmente fissati criteri, modalità di utilizzo, tariffe e responsabilità.
È un passo avanti rispetto a una gestione troppo spesso costruita su autorizzazioni temporanee e soluzioni di emergenza.
Ma regolamentare non significa programmare.
Il tariffario dice quanto costa utilizzare un impianto. Non chiarisce quale debba essere la funzione strategica dei due stadi nei prossimi anni.
E questo oggi è il punto centrale.
CHI USA, CHI PAGA – Più società utilizzano un impianto, maggiore diventa l’usura e aumentano inevitabilmente esigenze di manutenzione, pulizia, utenze, sicurezza e organizzazione.
La disciplina comunale attribuisce agli utilizzatori diversi oneri: apertura e chiusura, vigilanza, sicurezza, assicurazioni, assistenza sanitaria e, nei casi di concessione annuale, manutenzione ordinaria legata all’uso. Quella straordinaria resta invece in capo al Comune.
Da qui alcune domande molto semplici.
Chi coordinerà materialmente l’utilizzo del Celeste? Chi ne sosterrà i costi quotidiani? Quanto pagheranno le singole società? Quanto resterà a carico dell’amministrazione?
Non sono dettagli burocratici. Sono il cuore della gestione di un impianto appena riqualificato e che dovrebbe essere preservato meglio di quanto sia avvenuto in passato.
UNA CONVENZIONE È ANCORA POSSIBILE – Il regolamento generale non impedisce accordi più strutturati.
E allora la domanda diventa inevitabile: se il Messina fosse disponibile ad assumersi determinati oneri gestionali e manutentivi, perché non costruire una convenzione che consenta al club di utilizzare il Celeste in maniera organica, salvaguardando contemporaneamente gli spazi delle altre società?
Non significherebbe consegnare lo stadio al Messina.
Significherebbe individuare un modello con obblighi, costi, controlli e responsabilità ben definiti.
Un modello che permetta alla prima squadra di avere davvero quella “casa” richiesta da Torrisi e, allo stesso tempo, consenta a giovanili, femminile e altre realtà cittadine di trovare spazi secondo criteri chiari.
E LO SCOGLIO? – Tutto questo, però, non può far sparire il “Franco Scoglio”.
Il Celeste può essere una soluzione preziosa. Può tornare a essere un luogo identitario e quotidianamente vissuto dal calcio cittadino.
Ma non deve diventare l’alibi per rinviare indefinitamente il problema del principale impianto della città.
Sul “Franco Scoglio” esiste una programmazione di interventi. Adesso servono tempi, priorità e un orizzonte comprensibile.
Quali lavori verranno realmente eseguiti? Quando? Con quali risorse? E soprattutto: quale sarà lo stadio principale del Messina tra tre o cinque anni?
Sono domande che diventano ancora più importanti proprio oggi, nel momento in cui il Celeste torna disponibile.
Perché avere due stadi comunali dovrebbe rappresentare un vantaggio, non significare semplicemente avere due strutture da gestire separatamente.
Il Celeste deve essere di tutti. Su questo non dovrebbe esserci discussione.
Ma se il Messina sta provando a ricostruire prima squadra, giovani e calcio femminile, è altrettanto legittimo chiedere quale spazio abbia tutto il Messina dentro questo progetto.
E c’è un’esigenza tecnica che non può essere ignorata: una squadra chiamata a vincere ha bisogno di sapere dove lavora durante la settimana e dove costruisce il proprio fortino la domenica.
Perché amministrare uno stadio non significa soltanto decidere chi ci gioca nel prossimo turno.
Significa sapere chi lo userà, chi lo manterrà, chi pagherà.
E soprattutto sapere quale sarà la casa del Messina.
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Il Celeste è di tutti. Ma qual è il progetto per il Messina?
Il “Giovanni Celeste” è tornato. Dopo anni di lavori, attese e promesse, lo storico impianto di via Oreto è nuovamente dentro il sistema del calcio cittadino. Ed è una buona notizia. Proprio per questo, però, adesso com...
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