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Celeste, il problema non è più lo stadio. È capire quale sia il progetto del Comune

Il problema del Giovanni Celeste non è più soltanto sapere quando il Messina potrà giocarci. Il problema, ormai, è capire quale sia realmente il progetto del Comune per lo stadio. Per mesi abbiamo ascoltato annunci, ras...

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Pubblicato05 ottobre 2026
AutoreSavica, Rodolfo, M.D., Ph.D.
Lettura5 min
OrigineVia email

Il problema del Giovanni Celeste non è più soltanto sapere quando il Messina potrà giocarci. Il problema, ormai, è capire quale sia realmente il progetto del Comune per lo stadio. Per mesi abbiamo ascoltato annunci, rassicurazioni e dichiarazioni.

A marzo il sindaco Federico Basile aveva indicato chiaramente il Celeste come futura casa del Messina, mentre per il Franco Scoglio parlava di un progetto di riqualificazione molto più ampio. Siamo arrivati a ottobre e la sensazione, invece, è che manchi ancora una linea definitiva.

Adesso l'ACR Messina ha fatto un passo molto chiaro: ha formalmente chiesto al Comune di trasferirsi al Giovanni Celeste.

Non un'indiscrezione, non una dichiarazione d'intenti: secondo quanto riportato il 1° ottobre, la richiesta è arrivata ufficialmente agli uffici comunali.

Ma nello stesso momento apprendiamo che la Commissione Comunale di Vigilanza, anche sulla base delle indicazioni della Questura, ha posto ulteriori prescrizioni e che saranno necessari altri interventi.

Ed allora una domanda diventa inevitabile: qual è il piano?

Perché il Celeste è stato oggetto di un importante intervento di rigenerazione finanziato nell'ambito del PNRR ed è stato presentato come impianto polivalente restituito alla città. Benissimo. Ma uno stadio ristrutturato senza un modello di gestione chiaro rischia di essere soltanto un contenitore nuovo con problemi vecchi.

Il Messina chiede una casa, non un campo per novanta minuti

È questo, probabilmente, l'equivoco che bisogna superare.

Il Messina non ha bisogno semplicemente di sapere dove giocare la prossima partita.

Ha bisogno di programmare.

Una società di calcio non può ragionare domenica per domenica.

Deve sapere dove giocherà, dove potrà organizzare le proprie attività, quali spazi saranno disponibili, quali costi dovrà sostenere e soprattutto quale rapporto avrà con l'impianto nel medio periodo.

Già nei mesi scorsi il problema era emerso con chiarezza. A giugno la questione dello stadio risultava ancora uno dei nodi amministrativi nel percorso del club. A luglio, dopo le polemiche sull'amichevole internazionale poi cancellata, Comune e società si erano addirittura trovati pubblicamente su posizioni differenti circa richieste e disponibilità degli impianti.

Ora siamo a ottobre. E siamo ancora qui a parlare dello stesso problema.

Ma soprattutto: chi gestisce il Celeste?

Questa è la domanda che continua a rimanere sul tavolo. Chi deve occuparsi quotidianamente del Giovanni Celeste?

Chi paga la manutenzione ordinaria? Chi paga personale, pulizia, utenze e servizi?

Chi interviene quando qualcosa si rompe?

Chi coordina l'utilizzo dell'impianto quando devono convivere più società?

E soprattutto: esiste un progetto economico e gestionale capace di garantire che il Celeste appena ristrutturato rimanga nelle condizioni nelle quali è stato riconsegnato?

Perché aprire uno stadio è relativamente semplice. Mantenerlo per dieci anni è un'altra cosa.

Più squadre utilizzano l'impianto, maggiore sarà inevitabilmente l'usura. E quindi maggiori saranno manutenzione e costi.

Non è una battaglia contro le altre società cittadine, che hanno pieno diritto di avere spazi adeguati. È una questione di programmazione. Se il Celeste deve essere lo stadio di tutti, bisogna spiegare come sarà gestito lo stadio di tutti.

Le promesse devono diventare un progetto Negli anni abbiamo sentito parlare di sinergia con il Messina, valorizzazione degli impianti e collaborazione istituzionale.

Nel 2024, firmando la convenzione per il Franco Scoglio, lo stesso Comune parlava di un'intesa con l'ACR e della volontà di trasformare lo stadio in un valore per l'intera comunità.

Nel marzo scorso il sindaco indicava il Celeste come futura casa del Messina.

Oggi il Messina chiede ufficialmente il Celeste. E allora questo è il momento di passare dalle intenzioni agli atti.

Quale convenzione si vuole fare?

Per quanto tempo?

Con quali responsabilità per il Messina?

Con quali responsabilità per il Comune?

Chi sosterrà i costi di manutenzione?

Quali spazi saranno garantiti alla prima squadra, all'Under 19 e al settore femminile?

E parallelamente: che cosa succederà realmente al Franco Scoglio?

Perché anche su questo non bastano più rendering e dichiarazioni. Servono tempi, finanziamenti e un cronoprogramma.

Il vero problema è l'assenza di una direzione riconoscibile: Non chiediamo che il Celeste venga regalato al Messina.

Non chiediamo che le altre realtà sportive vengano escluse.

Chiediamo una cosa molto più semplice.

Una linea.

Una scelta amministrativa comprensibile.

Se il Celeste deve essere la casa del Messina, si costruisca una convenzione seria che stabilisca diritti, doveri, costi, manutenzione e utilizzo da parte delle altre società.

Se invece deve essere un impianto comunale utilizzato contemporaneamente da numerose realtà, si spieghi chi lo gestirà, come verranno distribuiti gli spazi e soprattutto chi pagherà l'aumento dei costi derivante dall'utilizzo intensivo.

Ma bisogna scegliere.

Perché non si può continuare a gestire il calcio cittadino attraverso una successione di soluzioni temporanee.

Il Messina ha cambiato proprietà, ha costruito una squadra, ha una prima squadra, un settore giovanile e un progetto femminile.

Adesso chiede una casa.

E il Comune deve dire quale sarà.

Non attraverso un'altra promessa.

Attraverso un progetto, una convenzione, dei numeri e delle date.

Perché dopo anni trascorsi a discutere degli stadi di Messina, il problema non è più soltanto il Celeste.

Il problema è capire quale sia la politica del Comune sugli impianti sportivi e sul futuro del calcio cittadino.

E soprattutto capire se quella politica esista già oppure debba ancora essere scritta.

Il Giovanni Celeste è stato ristrutturato.

Il Messina ha chiesto di entrarci.

Adesso tocca al Comune dire, una volta per tutte, cosa vuole farne.

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